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santandreani illustri
Pubblichiamo alcuni passi del diario del Sottotenente Antonio Galasso scritto a Cefalonia dopo l'8 settembre 1943.
Una resistenza eroica che è stata ricordata magnificamente dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un discorso del 2001, un discorso che ha cancellato le montagne di menzogne che hanno cercato di infangare il ricordo di quanti combatterono e di quanti morirono per difendere l'onore della nostra Italia (clicca qui per leggere le parole pronunciate dal Presidente)
Ringraziamo i figli Bruno e Tullia per averci concesso di pubblicare questa preziosa testimonianza.
Esortiamo chiunque voglia conoscere una pagina di storia fondamentale per la liberazione dell'Italia, attraverso le parole di un protagonista, a contattare via e-mail Bruno Galasso per ricevere una copia completa del diario.
"Italiani di Cefalonia!"
di Antonio Galasso
Le truppe italiane di Grecia dopo l'8 settembre 1943
Diario postumo
Patrocinio del Comune di Cassino
Assessorato alla Cultura
nel 50° anniversario della Liberazione
Ada, Bruno e Tullia Galasso - 1994
(TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI)
L'AUTORE
Antonio Galasso è nato in S. Andrea del Garigliano (FR) il 22 giugno 1920. Ha combattuto sul fronte occidentale e nei Balcani ed ha preso parte ai tragici avvenimenti di Cefalonia dopo l'8 settembre del 1943.
Insegnante, laureato in Giurisprudenza, ha ricoperto per molti anni le cariche di Consigliere comunale a Cassino e nel paese d'origine ed è stato Consigliere ed Assessore nell'Amministrazione Provinciale di Frosinone, operando sempre con onestà, passione e competenza sino all'ultimo istante della sua vita, conclusasi drammaticamente all'età di 48 anni, il 7 dicembre 1968, durante la cerimonia che istituiva ufficialmente il Liceo Scientifico Statale di Cassino, per la cui nascita si era battuto in qualità di assessore provinciale alla Pubblica Istruzione.
È doveroso ricordare inoltre il suo impegno nella lotta per l'istituzione dell'Università di Cassino, da lui caldeggiata sin dal 1966, in una seduta del Consiglio Provinciale di Frosinone.
Con la pubblicazione del Diario, sia pure con molto ritardo, i familiari hanno voluto realizzare il desiderio del loro congiunto e sperano altresì di fare cosa gradita a tutti coloro che lo conobbero e ne apprezzarono le doti di rettitudine e di grande bontà.
PROLOGO
Era la sera dell' 8 Settembre 1943, mancavano pochi minuti alle ore 20.00 ed io ero in compagnia di Alessandra che, trovandosi a passare dal mio caposaldo, si era fermata a salutarmi. Sami è un piccolo paese dell' isola di Cefalonia, situato nel golfo omonimo, sul lato Nord-Est dell' isola, a circa 30 Km. da Argostòli, centro e porto principale.
Sul lato sinistro di Sami era piazzato uno dei due cannoni controcarro 47/50 affidatimi da poco tempo dal comando del 17° rgt. Fanteria, dal quale dipendevo.
A cento metri circa dal mio caposaldo vi era la casa di Alessandra; con lei avevamo stretto rapporti di buon vicinato sin dal primo giorno, io ed i miei soldati.
Alessandra era più grande di me, aveva ventisette anni, mentre io ne contavo ventitré e la nostra amicizia era improntata alla più semplice e schietta simpatia. Spesso veniva a bagnarsi o a trattenersi sulla spiaggia nei pressi del mio caposaldo ed io ne approfittavo per tenere conversazione in greco. Mi regalò un vocabolario greco-italiano, che tuttora conservo; è l'unico ricordo che sono riuscito a portare in Italia.
Contavo un altro amico greco a Sami, un ragazzo sui diciotto anni di nome Panaiotis, che in italiano vuol dire Mario. Spesso veniva a trovarmi e mi invitava a fare una gita sulla sua barca.
Sia Panaiotis che Alessandra, nei giorni precedenti gli eventi dell'8 Settembre, si mostravano preoccupati per me e vagamente accennavano ad un probabile sbarco di truppe alleate nell'isola.
Il morale degli ufficiali italiani si era risollevato in seguito alla caduta di Mussolini e alla nomina di Badoglio a capo del Governo. Tutti speravano, confidando nelle ottime qualità militari del generale, in una quasi immediata offensiva italiana che avrebbe ricacciato dalla nostra penisola le truppe alleate.
Le notizie che mi fornivano Alessandra e Panaiotis mi lasciavano perciò quasi indifferente, perché nessuno di noi conosceva i veri motivi della caduta del fascismo, né avrebbe potuto mai immaginare il maturare degli eventi dell'8 Settembre.
Sami, 8 Settembre
E' sera. Alessandra è molto turbata e triste e, col tono affettuoso di una persona cara, fra l'altro mi dice: « Se dovessero sbarcare gli Inglesi sull'isola ti procurerò degli abiti civili, resterai nascosto in casa mia fino al termine della guerra e poi raggiungerai la tua bella Italia».
La stessa proposta mi è stata fatta anche da Panaiotis e, nel sentirmela ripetere da Alessandra, molti dubbi mi assalgono. «Come possono pensare ad un sicuro sbarco inglese? - penso fra me - Sono forse spie al corrente di segreti militari?»
La loro amicizia quasi incomincia a insospettirmi e a farmi nascere qualche preoccupazione. Il dubbio che siano delle spie mi toglie in quel momento ogni tranquillità.
Sono le ore 20.00 precise quando, tutto ad un tratto, s'odono un fischio prolungato ed urla e schiamazzi di gioia. Il fischio è il segnale convenuto col mio attendente in caso di allarme, ma non riesco a spiegarmi tutto quel chiasso.
Saluto in fretta Alessandra e corro al caposaldo.
Pochi metri di corsa e anche dagli altri capisaldi s'odono urla, grida e colpi di moschetto.
In breve tempo sono tra i miei soldati che mi attorniano gridando contenti: « Signor Tenente, fra giorni andremo tutti a casa! E' finita la guerra! Badoglio ha firmato l'armistizio con l'Inghilterra!»
Accolgo la notizia con freddezza, senza celare il mio stato d'animo ai miei soldati, ai quali raccomando molta calma e prudenza, consigliando loro di non imitare gli altri che sparano dai capisaldi. Sono contenti perché credono che la guerra sia veramente finita e che al più presto potranno riabbracciare i loro familiari, i parenti, gli amici.
La speranza di rivedere la patria dopo tanti anni di lontananza e di privazioni riempie loro il cuore di gioia ed essi la manifestano con il candore e la semplicità di chi ingenuamente crede che la guerra sia veramente finita.
Ho promesso ad Alessandra che sarei ritornato da lei, ma sono così confuso e desideroso di avere notizie precise sul comunicato di Badoglio che decido di recarmi, per il momento, al comando di battaglione.
Il messaggio di Badoglio è chiaro: «Resistere contro chiunque, da qualunque parte venga l'attacco!»
Ciò significa, in pratica, resistere contro i Tedeschi. Da chi altri può essere sferrato l'attacco contro di noi?
Ritorno al mio caposaldo, invito nuovamente i soldati alla calma e corro da Alessandra che è lì, a pochi metri, ad aspettarmi.
Ha saputo già tutto, nel frattempo, forse dai miei soldati, con i quali è sempre stata tanto buona.
Non riesce a dirmi nulla, ha senz'altro capito che la notizia dell' armistizio non mi ha rallegrato ed è triste quanto me. La caduta dell' Italia dovrebbe farle piacere e invece si preoccupa di noi come se fossimo suoi connazionali.
Si congeda da me con l'animo di chi vuole ad ogni costo aiutarti: «Qualunque cosa dovesse accaderti, la mia casa è sempre aperta, è la tua casa!».
Così mi saluta e si allontana.
S'odono di tanto in tanto ancora fischi, canti e colpi di fucile, anche dai capisaldi più lontani, fino a tarda notte.
Così muore il giorno 8 settembre, con la speranza nel cuore di molti di noi di ritornare presto in patria.
Continua…
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