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itinerari e percorsi turistici

Notizie su Sant'Andrea

Sant'Andrea del Garigliano si raggiunge percorrendo la strada provinciale dei Santi, così denominata per i vari paesi e territori attraversati che portano, per l'appunto, nomi di santi: Sant'Angelo in Theodice, Sant'Apollinare, Sant'Ambrogio sul Garigliano. Proprio all'ingresso del paese, al di sotto dell'agglomerato urbano della Guardia, una "faglia", una immensa parete di roccia che si staglia possente mettendo in luce, attraverso la sua frattura naturale, i diversi strati rocciosi di cui è composta, annuncia la sua posizione geologica. Ancora qualche centinaio di metri e si arriva al centro del paese, in piazza dei Caduti, dove sorge il nuovo edificio che ospita il Municipio e da dove si intravedono i resti delle mura del castello, che racchiudono il centro storico del paese.

1.
Dal Municipio a piazza della Cappella: Sant'Andrea medievale.
Qui si lascia la macchina e si prende prima via Ripa, una stradina in salita che costeggia le vecchie case del paese ricche di archi, scalinate esterne, rientranze e sporgenze, e poi via Paradiso, un'antica strada medievale poco fuori le mura, popolata un tempo da persone che avevano come unica ricchezza il sole che riscaldava la strada e i vecchi tuguri. Di qui il nome, ironico e consolatorio, di via Paradiso. Sollevando lo sguardo in alto, si può scorgere
un'antica finestra a bifora, seminascosta da un nespolo. Via Paradiso finisce davanti al bel portale in pietra di palazzo Tudino, si sale quindi una stretta stradina e si sbuca su un ampio terrazzo naturale, piazza Cappella, il cui nome probabilmente deriva dalla ubicazione di una chiesetta del nucleo originario della "cella" di Montecassino, oggi incorporata nelle abitazioni private sorte successivamente. Piazza della Cappella è detta anche Belvedere per l'ampia veduta quasi circolare sulla pianura e sulle montagne degli Aurunci.

2.
Sant'Andrea "umbertina"
Dalla terrazza del Belvedere si torna indietro percorrendo via Umberto I, costeggiato da case e palazzi di notevole fattura, tra cui il Palazzo Mignacca e il Palazzo Tudino, fino ad arrivare nella piazza dove campeggia la torre campanaria che sorge sui resti della chiesa di San Benedetto (oggi ricostruita). Questa chiesa dalla facciata semplice e dignitosa era costituita da tre navate ricavate da arcate a tutto sesto sorrette da colonne murarie di stile dorico. Era ubicata leggermente al di sotto del piano stradale. Ancora una ripida discesa e si è di nuovo nella piazza del Municipio.

Escursioni

Lungo il fiume e sull'acqua
Sulla riva destra del Garigliano, ai confini con il territorio di Castelforte, sgorgano abbondanti le sorgenti della Mola Salomone le cui acque minerali sono ricercate e apprezzate per le loro qualità terapeutiche. Il fiume era apportatore di vita e di benessere: un paio di volte l'anno, a causa di estese e persistenti piogge invernali, le acque del fiume straripavano sommergendo per due o tre giorni la pianura circostante, dalla quale si ritiravano lentamente, dopo aver depositato uno strato di limo fertilizzante che consentiva ottimi raccolti senza l'uso di concimi. Il fiume, serpeggiando nella pianura, disegna un'ansa rotonda di notevole estensione nota con il nome di Isola perché legata alla sponda da una striscia di terreno sommerso dalle acque in piena che, straripando a monte, rientrano nell'alveo a valle. La scafa era un'imbarcazione senza vela, una specie di zattera, utilizzata fin dall'antichità per la navigazione e il trasporto sia marittimo che fluviale. In particolare, era utilizzata per l'attraversamento dei fiumi. Sul Garigliano esistevano diverse scafe: solo 5 nei possedimenti di Montecassino: la scafa di Roccaguglielma, l'unica in concessione al comune, quella di S. Giorgio, che era al servizio della strada più transitata di tutta la zona, quella di S. Ambrogio (scafa di Vantra), di S. Apollinare e la scafa di S. Andrea (Mortola), oltre quella grande del Garigliano sulla quale passava il maggior traffico tra Roma e Napoli. Agli inizi del 1700 tutte queste scafe erano ancora in funzione nonostante i ponti che nel frattempo erano stati costruiti sui corsi d'acqua minori. E lo erano ancora alla fine della seconda guerra mondiale, quando i tedeschi in ritirata fecero saltare i ponti sul Liri e, per l'attraversamento del fiume, si dovettero ripristinare le scafe di S. Giorgio e di S. Ambrogio. La scafa di S. Apollinare è rimasta in funzione fino al 1954, quando venne inaugurato il ponte costruito per la prima volta sul fiume. Nel dopoguerra erano ancora in funzione due scafe: la prima in un punto dove non è mai stato costruito un ponte e la seconda (la scafa di Sant'Andrea) a circa 2 chilometri a monte del ponte di Suio, che già esisteva da tempo. La scafa di Mortola era al servizio soprattutto delle famiglie che avevano i parenti dall'altra parte del fiume e dei contadini che vi si dovevano recare a coltivare la terra. La zattera era condotta da una famiglia che viveva con i pedaggi riscossi dai clienti: il pagamento avveniva per la maggior parte in abbonamento ed in natura. La scafa di Sant'Andrea è stata l'ultima scafa a scomparire sul Garigliano.


Aggiornato il 17 gen 2012 | santandreani@email.it

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